Da dentro a fuori

Da dentro a fuori

Da dentro a fuori, è una questione di movimento, di prospettive, di ricerca al contrario. A cosa mi riferisco? Penso al grido di sofferenza. Quanti di noi si sono trovati in una situazione in cui hanno gridato, o avrebbero voluto urlare per un dolore. Molti credo, se non tutti.

Il dolore a volte, può essere fisico, come quello provocato da una caduta, da una ferita. Viene naturale buttarsi a terra, contorcersi, imprecare, chiedere aiuto. Ma ciò a cui faccio riferimento è più subdolo, è più complesso, è inesorabilmente emotivo ed intimo. E’ lo strazio che viene da dentro, da una ferita invisibile agli occhi: quella per una perdita.

Vi siete mai trovati in ospedale e, nella stanza accanto, qualcuno grida quell’inconfondibile ed atroce “ Nooooooooo” perché un essere amato se n’è appena andato? È un grido che squarcia e sconvolge chi lo sente, ma che non può rimanere dentro. Purtroppo, però, a volte accade che non ci permettono o peggio, non ci permettiamo, di dargli sfogo, di dargli voce.

Quando lasciai andare la mano di mia madre ed, in quello stesso istante, lei smise di respirare, i miei polmoni si gonfiarono. Fu una reazione istintiva. Frazioni di secondo che mi condussero alla consapevolezza che lei era volata via. Frazioni di secondo che caricarono un “crescendo” dentro me. Quando fui pronta per lanciare quel grido, per cantare quell’addio, mi fu messa una mano sulla bocca.

“Non urlare! Altrimenti la spaventi mentre se ne va”. Fu fatto in buona fede. Disgraziatamente quell’urlo represso, mi rimase dentro a lungo. Si radicò come un cancro.

Quel grido di dolore divenne fumo nero che affanna ed affatica i polmoni. Non li sana, li infetta. Fa sì che il respiro manchi e non se ne comprenda il perché. Così iniziò la ricerca, quella spasmodica e forsennata della cura per lasciare filtrare nuovamente aria nei polmoni. Perché quell’aria, testarda, nei miei polmoni, proprio non ci voleva entrare, proprio non voleva donarmi sollievo. Mi sentivo malata e stanca. Malgrado tutto non mi arresi. Continuai a cercare.

Arrivò poi un giorno, una gita, un momento di felicità condivisa con cari amici. Una scalata, minima perché non sono propriamente uno stambecco agile e leggiadro, sono ben più una foca appesantita che striscia per arrivare in cima. Ed i miei amici questo lo sapevano. Comunque, sta di fatto che la vetta, collinare, la raggiunsi.

Mi fermai. Guardai in basso. Ai miei piedi si apriva una vallata, eravamo alla “Presa de las niñas” a Gran Canaria. (vedi foto)

Fu un attimo, una sensazione, un fiducioso stimolo. L’onda nacque, si generò da dentro e, senza pensarci troppo, permisi che esplodesse, che si infrangesse contro quel cielo blu che, in quel momento, mi avvolgeva. Urlai. Tremai, coi pugni stretti che poi, poco dopo, si rilassarono.

Ci misi tutto. Mollai ogni pensiero, ogni perché. Liberai un addio che pesava troppo e mi stava affossando, soffocando. Sotto lo sguardo attonito dei miei amici, e comprensivo, o forse rassegnato, di mio marito, RE-SPI-RAI.

Ritrovai il ritmo. Un ritmo che fu, era ed è accettazione dopo la separazione. Un tempo che fu, era ed è pace dopo la guerra. Un battito che fu, era ed è calma dopo il tremore.

Liberatelo quel grido, da dentro a fuori. Caricatelo per bene e poi cantatelo a gran voce. Non rinchiudetelo in voi a diventare melma. Aprite le mani e sentite il vento tra le dita. Perché in fondo, come dice Niccolò Fabi in una canzone potente come un tuono, nonostante la voce sussurrata con cui la canta:“ Vince chi molla”.

Questo articolo ha 12 commenti.

  1. Intensa e profonda come sempre, amica mia ♥️

    1. Grazie di cuore, Ale.
      Buon lavoro.

  2. capisco perfettamente di cosa parli. Il mio grido è un sussurro e una domanda che escono più volte nel corso della giornata.
    Aria pura entra e aria viziata esce. A Poco a poco.

    1. A poco a poco, Giovanni…l’aria viziata tornerà pura. Col tempo.
      Forza!

  3. Bella e molto profonda 🤗🖐️

  4. Bella e molto profonda 👍🧡🖐️

  5. Bella e molto profonda 🤗🖐️

    1. Grazie Cenzina. Grazie.

  6. Roby, dico solo una cosa.. mi e’ venuta la pelle d’oca nel leggere.. riesci sempre a toccare argomenti così profondi con una delicatezza assurda. Sei grande grazie 🙏

    1. Roby cara, mia dolce omonima,
      Grazie. Sai che la forza è in te e la troverai. Trasformerai il tuo dolore in nuova energia per affrontare la vita, e quanto di bello ci offre. Anche, e sopratutto, grazie al ricordo di chi non è più “visibilmente” accanto a te.
      Come dice Rafiki a Simba “Lui/Lei vive in te”.
      Non sei sola.
      Ti abbraccio

  7. Bellissima condivisione anche se tratta di un dolore potente e lacerante. Io quell’urlo lo devo ancora cacciare fuori, dopo la morte del mio papà. Ci riuscirò. 🌹

    1. Io ci ho messo quasi 10 anni…ci vuole tempo.
      Un abbraccio Simona.

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