EL DUENDE

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El Duende

Qualcuno di voi ha mai sentito parlare del Duende? Probabilmente se avete vissuto in Spagna o amate la cultura Spagnola, flamenca soprattutto, vi potrà risultare familiare.

Duende, a parte essere un’opera in prosa di García Lorca, viene solitamente tradotto con “inquietudine”. Ma in che senso? Spesso a questo concetto viene attribuita un’accezione negativa, ma non in questo caso.

Duende è estro, arte e fantasia. Mi piace immaginarlo come un folletto birichino e geniale che corre e vola tra le persone. Solo gli artisti, i poeti, i sognatori, i musicisti, possono vederlo e rispondere allegramente al suo scherzo.

Con lui, con el Duende, si intrattiene un dialogo vitale, viscerale, che ci porta alla fonte dell’ispirazione e la traduce in arte.

Pensate proprio al Flamenco.

La magia di un ballo che vede la partecipazione della musica, degli strumenti, delle voci e del corpo. Quel movimento così complesso, dove mani, piedi, gambe e fianchi seguono note su pentagrammi paralleli ma mai allineati.

Le dita impazzite sulle corde di una chitarra, le mani vogliose sulla pancia di un cajón, le castañuelas ( nacchere ndr.) gioiose che rincorrono tacchi pervasi di energia, gli occhi che narrano tradizioni scritte nel tempo e le voci che le incorniciano, stanno tutti cercando di afferrare il Duende.

Lui ride, corre e si dimena, e con lui, il nostro pensiero si libera e toglie veli ammucchiati sui nostri sguardi appannati, lasciando spazio alla condivisione.

“Un duende garrapatero sin ser gitanito” canta Guitarricadelafuente in “ Agua y Mezcal” ( vedi link : https://www.youtube.com/watch?v=ri02p05A25c )

Garrapatero è libertà allo stato puro e, nella aggregata partecipazione delle anime sensibili, trova il suo senso.

Per quale ragione vi racconto tutto questo?

Perché quanto accaduto negli ultimi giorni, specchio e risonanza di errori e violenze mai fermate, hanno fatto impazzire il mio Duende. La voce senza fiato, sin aliento, come dicono i miei fratelli Spagnoli, di George Floyd, mi urla nelle orecchie ed il mio folletto si contorce dal dolore.

È la sofferenza per un popolo che mette ancora avanti la supremazia del colore. È lo stordimento di fronte ad una morte che non può essere vera, eppure c’è una vita che ha smesso di esistere. Sono la cattiva memoria e l’ignoranza che distruggono la meraviglia innata e pura del mio “spirito inquieto”.

Per questo piange il mio Duende e le sue lacrime, cadendo, mi regalano parole, perché lui è sempre e comunque, per natura, generoso. Probabilmente dovremmo imparare tutti qualcosa da questo Duende denudato della sua insana ed invidiata felicità.

Quelli che seguono sono i versi di due poesie che dedico a George Floyd ed al mio Duende, fuggito in un bosco, in cerca di un rifugio dove l’UOMO non possa più ferirlo.

Floyd

Piange il salice che accarezza il volto di una madre disperata

Di una sposa sconsolata

Di una donna a cui hanno strappato la lingua.

La natura oggi

Ha la pelle d’ebano

È Muta nel suo dolore

Privata della gioia di veder tornare un figlio

Un marito

Un uomo

Soffocato per la sua diversità.

Quante sfumature ha l’arcobaleno?

Quante ne vedi tu?

Quante pensi abbia il diritto di averne?

Dov’è la libertà? Dove la pietà? Dove ancora, l’umanità?

Di che colore è la giustizia?

Fantoccio è il pupazzo mascherato di potere

Che Giura su una religione

Offendendo quanto di più sacro ci è stato concesso: la vita.

Continuo a guardare scendere la pioggia

Senza risposte

Si strugge il cielo nella sua assurda impotenza.

Esplode la tempesta ed in un boato rabbioso

L’arcobaleno si tinge di nero

Ed il bianco si macchia

del sangue versato.

Gospel

Gospel

La paura mi nasconde e

Costringe in basso.

Striscio per non farmi trovare.

Dentro alle mie catene

Respiro e piango

Il dolore delle mie ali legate.

Dal raggio di una ruota legnosa

Un volto fantasma uscito dall’erba

Mi scorge.

Canta note di gospel antenati

Scritte con chiavi di sol imbrattate di vermiglio sangue.

Nel vigore poderoso del suo antico richiamo,

Mi sollevo

Con l’anima spoglia e desolata

Riprendo il cammino

Scortata da un inno muto

Che forse, nel silenzio,

Qualcuno ascolterà.   

Roberta Leonardi Giugno 2020

Questo articolo ha 13 commenti.

  1. Tienes El Duende, Querida.
    Un Duende lleno de Arte y Amor. ❤️

    1. Tus palabras me halagan.
      Gracias Giovanna.

  2. Bellissimo, le tue parole destano una rabbia derivante dalla contemplazione di una umanità ferita…grazie per questo articolo…don miki il navì

    1. Un caro abbraccio.

  3. Che splendida lezione Roby! Non sapevo o meglio non avevo mai sentito parlare del Duende ma ora grazie a te ho appreso nozione nuove e davvero interessanti !!! Parole forti le tue, mi è piaciuto tutto di questo articolo, in modo particolare le poesie, quella al tuo Duende TOP ❤️

    1. Grazie Roby.
      So che anche tu conosci il Duende, lo mostri nelle tue foto. Forse, ora, hai semplicemente scoperto il suo nome.

  4. Grazie… Per le tue parole la poesia ti arriva dentro.. Bellissima. Complimenti.

    1. Grazie infinite Lorella.

  5. Quanto dolore e quanta empatia nelle tue parole, mi sono commossa perché ho sofferto tanto in questi giorni, trovando Inconcepibile tanta crudeltá e poco rispetto per la vita. Bellissima frasi, poesia pura le tue parole.

    1. Grazie di cuore Simona ❤

  6. Se qualcuno possiede el Duende, sei tu.
    Sai sempre arrivare dritta nel cuore di chi ti legge, quasi “rubando” i suoi stessi pensieri, da quanto ci si immedesima in quello che scrivi. Ed è raro, è bellissimo… eternamente grazie amica mia ♥️

    1. Ti sono profondamente grata per queste parole. Il mio Duende esulta gioioso. Riuscire a condividere un’emozione è una immensa soddisfazione. Saperci insieme in questo sentimento mi permette di sentire il vostro affetto, la vostra presenza.
      Grazie Ale.

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