La luce di Roma

Ghetto
La luce di Roma

La luce di Roma

Ci son giorni, soprattutto durante questo periodo di pandemia che continua a cambiare senza smettere di prenderci per il naso, in cui il bisogno di evadere si fa irresistibile. Allora, non potendo farsi travolgere dalla folle idea di un viaggio oltre i confini, anche se solo quelli regionali, si decide di andare in un luogo che si è consapevoli, non deluderà e, molto probabilmente, riuscirà a stupirci.

Ieri, spinti dall’irrefrenabile voglia di meraviglia, mio marito ed io siamo andati ad immergerci nella luce di Roma.

Superato lo stress di dover trovare un parcheggio, che a Roma non è mai un’esperienza semplice o, tanto meno piacevole, siamo giunti alla prescelta destinazione: zona ghetto ed isola Tiberina. Specifico “zona” in quanto il nostro fedele destriero a quattro ruote, lo abbiamo lasciato a circa 1 km dalla meta il che, a Roma appunto,  è una distanza da considerarsi rispettabilmente fortunata.

La prima luce di Roma ad accoglierci è stata quella del lungotevere, abbagliante in una inaspettata giornata dal sapore fortemente primaverile.

Lungotevere
Prima luce di Roma

Dopodiché ci siamo diretti alla Sinagoga, il tempio ebraico che spicca all’interno dell’area del Ghetto, e che ivi troneggia da quando fu costruita ai primi del ‘900.

Nessuno di noi due vi era mai entrato, quindi abbiamo deciso di visitarla, insieme al museo ad essa annesso. La gentilezza con cui siamo stati accolti sin dall’esterno, dalla guardia addetta ai controlli di sicurezza, è stata commovente.

Ci si può commuovere per la gentilezza? A me, ultimamente, capita spesso.

Comunque, non starò a riempirvi di dati storici, ma vi racconterò le mie emozioni, consigliando vivamente a tutti i romani e coloro che a Roma verranno a fare due passi, di dedicare una mattinata all’incontro con questo luogo e la storia di un popolo costantemente in fuga.  Ricordate anche che, se osservate Roma dall’alto, la cupola della sinagoga è l’unica a pianta quadrata; caratteristica peculiare ed inconfondibile.

Cupola del tempio
Luce della Cupola
entrata sinagoga
Sinagoga

Non vi nascondo che ho lasciato scendere qualche lacrima mentre scoprivo la magia e la storia di quei luoghi. La luce che filtrava dalle finestre del tempio era impressionante.  Una volta usciti, ci siamo chiesti perché avessimo aspettato 47 anni per compiere quella visita.

La risposta che mi sono data è che,  forse, prima, non ne avrei sentito così profondamente la voce, il canto, il pianto e la dignità.

L’immersione ne “la luce di Roma” è proseguita con un immancabile giro nel ghetto.

Istituito da Paolo IV a metà del 1500 ed abolito, raso al suolo e riedificato in occasione dell’unità d’Italia (1870), momento in cui agli ebrei vennero riconosciuti i tanto attesi diritti  di cittadinanza, il ghetto ebraico continua a raccontarsi con immutato incanto.

( per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_Maggiore_di_Roma )

Ci siamo inoltrati tra i piccoli vicoli trasudanti vita, iniziando da Largo Stefano Gaj Taché, vittima innocente di un attacco terroristico nel 1982, passando per via della Reginella, colorata e viva, fino ad arrivare a Largo 16 Ottobre 1943, che ci ricorda il triste giorno del rastrellamento nazista.

Largo stefano Gaj Taché
Largo stefano Gaj Taché
I colori della vita
Via della Reginella

La luce di Roma era negli occhi di un anziano che mi ha sorriso da una finestra. Ho risposto al saluto con la mano perché non poteva vedere, attraverso la mia mascherina, che lo stavo contraccambiando.

Quello che ho visto era, in realtà, un raggio di umanità, così agognato in questo frustrante periodo.

Quel cortese signore non è stato l’unico a salutarmi. Anche il cuoco al di là del vetro di uno dei ristoranti Kosher che popolano l’area, ha chinato il capo in cenno di saluto. Ho risposto, grata e stupita.

Vi chiedo ancora: può la cortesia, meravigliare?

Ammetto, però, che qualcosa mi ha colpito più di tutto. Me lo ha fatto notare il mio attento marito. Per strada, intendo incastonate a terra, come gemme preziose, davanti ai portoni o alle entrate dei negozi, trovate delle targhe dorate. Queste riportano i nomi degli ebrei che in quel palazzo hanno vissuto e, a causa della follia assurda e crudele dell’olocausto, hanno perso la vita senza far più ritorno al loro nido.

ricordo di chi non è tornato
Ricordo di chi non è tornato
Never forget
per non dimenticare

Vi assicuro, amici, che lasciano senza parole. Resta solo un nodo in gola.

Non rabbuiatevi. Per darci una consolazione al di là del tempo e degli aventi, ci siamo goduti una prelibatezza culinaria locale preparata in due diversi modi: il carciofo!!!!

Carciofi alla Giudìa, fritti, ed alla Romana, meno pesanti ma altrettanto deliziosi! Se non li conoscete: provateli! Diventeranno una sublime droga!

Con la pancia felicemente piena, abbiamo attraversato il ponte Fabricio, al di sopra de Er Bionno Tevere, per scoprire la luce di Roma dell’imperdibile Isola Tiberina.

Oltre il tevere
Ponte Fabricio

Unica isola urbana della capitale, è, almeno per la sottoscritta, uno scrigno incantato.

Una rampa di scale, spesso scivolosa per cui, mi raccomando “fate attenzione”, vi porta a tu per tu con il fiume.

Il Tevere scorre veloce, urla e recita poesie nate nell’arco dei secoli. Rimprovera anche l’uomo per la sporcizia che gli ha indegnamente buttato dentro e che i rami che sporgono dalle sue acque, ci mostrano come monito per la nostra scellerata noncuranza.

Sporcizia sul Tevere
Cappello sul Tevere

Il Tiber non si rassegna. Nella sua voce c’è mestizia. Nell’osservare le sue acque, però, scorgo sempre e comunque la meraviglia. L’isola Tiberina è una favola urbana. Nel circumnavigarla, in questa passeggiata di fine Febbraio, ho trovato nuova ispirazione.

a spasso sull'isola
Isola Tiberina
bianco e nero
i nostri passi

Questa giornata e la luce di Roma, mi hanno donato una malinconica gioia. Ho percepito la vita in mille sfaccettature diverse. Nonostante la mascherina, ho respirato bellezza. Ne avevo intimamente bisogno.

Accaldati ma sereni, abbiamo poi intrapreso la lunga strada verso la macchina ed il rientro a casa.

Amici, ho condiviso con voi questa avventura per ricordarCI che, nonostante le difficoltà, le malinconie, gli addii, i pozzi ( vedi il mio ultimo articolo), la vita fluisce intorno a noi e ci rammenta di avere fiducia nel fatto che questo immenso sconforto passerà, cambierà!

Non torneremo mai più indietro ma rinasceremo, come fenici, dalle nostre ceneri.

Il sorriso dell’anziano al ghetto e la luce della mia bella Roma, sono tra le mie ragioni per crederci.

Se vi va, raccontatemi le vostre.

Roberta Leonardi, 24 Febbraio 2021

Continuare a camminare
Via della Reginella
tra i rami
l’incanto der Bionno Tevere

Questo articolo ha 12 commenti.

  1. Che bello leggerti Roberta ,mi hai fatto visitare un po’ della bellissima Roma e come sempre mi fai provare sensazioni uniche❤

    1. Lieta di esser stata il tuo Cicerone. Un abbraccio, Rossana.

  2. Che bello quello che hai scritto cara amica dalla ✍🏻 Magica … ho viaggiato con te, ho visto con te, ho sentito con te, mi sono emozionata con te !!!!!
    Visiterò questo luoghi altroché se lo farò … ma intanto adesso la mia guida sei stata tu e per questo ti ringrazio di ❤️🌹…ops dimenticavo per emozionare sei una garanzia 💕💕💕

    1. Sei sempre tanto gentile.
      Ti aspetto da queste parti per emozionarci insieme😘

  3. Hai raccontato una Roma dimenticata rappresentandola con la delicatezza di un acquerello, fantastico viaggio nel tempo

    1. Bisognerà tornare a dipingere quei luoghi, insieme❤

  4. Bellissimo racontò che spazza il cuore 💔
    Bellissima Roma scaldata del sole ☀️
    Buona giornata Roberta 🌞❤️

    1. Grazie di cuore.
      Ricambio l’augurio😊

  5. Sei la migliore di sempre Roberta ❤️ Complimenti ❤️❤️❤️

    1. Adulatrice!!!!
      Grazie 😉🤣😘

  6. Complimenti! Una città che amo tantissimo. Grazie per il fantastico viaggio. Buona serata Roberta ❤️

    1. Grazie Vincenza.
      Buona Domenica🙏

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