La memoria dell’acqua.

LA MEMORIA DELL’ACQUA.

Racconto inedito.

Questo racconto avrebbe dovuto far parte de ” Il castello dei sogni”. Dopo una accurata selezione di tematiche e atmosfere, abbiamo deciso di non includerlo.

Oggi ve lo regalo sperando vi accolga e distragga portandovi in un luogo che esiste, ma solo noi possiamo trovare.

Buona Lettura.

La memoria dell'acqua.
La memoria dell’acqua.

LA MEMORIA DELL’ACQUA.

(ispirato dalla lettura di alcune pagine di “Un altro giro di giostra”

di Tiziano Terzani)

Ogni giorno sedeva sulla riva di un ruscello vicino casa. Camminava mezz’ora nel bosco, accudita da fronde gentili, amiche.

Poi, dopo una breve discesa, appollaiata su di una enorme pietra, si raccoglieva le ginocchia al petto, col mento poggiato su di esse, mentre osservava scorrere l’acqua. Nessuno intendeva fino in fondo quella sua abitudine, dai più considerata ossessione, ma a lei piaceva e non voleva rinunciarci.

L’acqua le parlava.

Sulle sue onde fresche scorrevano parole.

Narravano mondi, luoghi, persone e vite. Lei li leggeva . Entrava nella memoria che l’acqua trasportava. A volte con moderazione ne beveva, per far sì che quelle storie liquide le entrassero in circolo nel sangue.

L’acqua come un libro infinito.

Cura per la sete e rimedio all’arsura più atroce, quella dell’anima.

Un pomeriggio assolato, tipico dei primi di Giugno, vide avvicinarsi sulla riva opposta del fiume, una giovane donna la quale attirò subito la sua attenzione. Era esile nella figura, non troppo slanciata, capelli castani molto corti protetti da un cappello di paglia col nastro rosso.

Ciò che la colpì, però, non fu il suo aspetto fisico.

Teneva con la mano sinistra una valigia piccola, lisa, apparentemente molto leggera, non doveva contenere molto ma, soprattutto, la ragazza non era sola.

Da un lato, con la mano destra sorreggeva una gabbia con all’interno un merlo dallo splendente becco arancione. Dall’altro, fissato al polso sinistro con un semplice nodo, aveva un laccio, lungo il quale erano legate delle galline.

Tre per la precisione: una bianca in fondo, una marrone e rossa al centro, e l’altra, la prima della fila, abbastanza spelacchiata, doveva aver vissuto un momento complicato o un brutto incontro, perché era completamente senza piume.

Sembravano un quadro in movimento.

Con suo grande stupore, la donna alzò lo sguardo verso di lei e la salutò.

Sara, così si chiamava la ragazza che leggeva l’acqua, ricambiò con cortesia il gesto. Le galline chiocciarono animatamente e il merlo emise un fischio caldo e melodioso.

Sara sorrise, affascinata e divertita. Dall’altra sponda la donna, ormai di fronte a lei, sottolineò quel simpatico vociare:

-Ti salutano tutti!

-Grazie! Siete molto gentili. Posso chiedervi dove state andando?

-Non lo sappiamo.

-Vi siete persi?

-Oh, no! Siamo scappati.

Sara strabuzzò gli occhi.

-Non preoccuparti. Nulla di grave. Non più almeno. Volevano farci tacere per sempre. Le nostre voci, il nostro canto non era gradito.

-Siete un coro?

-Sì, siamo il coro della Verità.

Sara ascoltava interessata.

-Entriamo in sintonia con i cuori, e poi raccontiamo le armonie e disarmonie di chi ce lo chiede.

-Ma se ve lo chiedono, perché poi vogliono farvi tacere?

-Perché non sempre, ciò che narriamo, piace. Ci è capitato di svelare segreti, smascherare assassini e denunciare truffe. Vedi?

Disse indicando la gallina a lei più vicina.

-Prima era l’ultima della fila. Purtroppo, durante la nostra recente fuga, un cane da caccia l’ha quasi ridotta in fin di vita. Giustino, il merlo, l’ha salvata, andando a beccargli il muso.

Sara notò che la gabbia non era chiusa. Giustino era libero di entrare e uscire a suo piacimento.

-Da allora me la sono messa vicino per evitare brutti incidenti. Ha bisogno di un po’ di pace per riprendersi dallo shock.

-Capisco. Mi sembra ancora molto scossa.

Alla gallina tremava la testa in maniera quasi impercettibile.

-Eh sì, certi traumi richiedono tempo. Hai un occhio molto attento: complimenti!

-Mi piace osservare.

-Ti farebbe piacere se ti cantassimo qualcosa?

-Certo.

In quel preciso istante, Giustino, abbandonò la sua altalena, uscì dalla gabbia, attraversò il fiume e si posò delicatamente sulla spalla di Sara.

La ragazza ammirò le sue piume nere, striate di blu, lucidissime. Il vivace becco, non solo ne aveva il colore, ma profumava di arancia.

L’animale si spostò con movimenti rapidissimi delle zampe, da una spalla all’altra, più volte. Con lui anche il profumo fluttuò nell’aria.

C’era di più però.

Sara percepì anche l’odore del muschio e della terra del bosco dopo la pioggia. Chiuse gli occhi. Si lasciò andare a quella sensazione di benessere e pace.

La memoria dell'acqua
La memoria dell’acqua

Volò con Giustino su cime mai viste e assaporò gusti esotici e speziati. Durò pochi istanti ma le parve di esser tornata dopo un lungo viaggio. Si sentiva arricchita.

Poco dopo, il volatile, avendo compiuto la sua missione esplorativa, si riunì alle sue compagne di cammino.

-Siamo pronti! Il coro della Verità canterà per te

“la memoria dell’acqua”.

Le chiocce si allinearono, petto in fuori, le ali folte ( più per alcune e meno per un’altra) allineate lungo il corpo.

La donna col cappello aveva posato a terra la valigia e l’aveva aperta. Al suo interno c’era un flauto. Lo strumento si sollevò in aria, sorretto da una forza invisibile agli occhi ma palpabile nell’atmosfera tutt’intorno.

Giustino, dopo essersi rinfrescato l’ugola bevendo un sorso d’acqua dal fiume, prese posto sulla punta del copricapo della sua amica, scosse le ali e una pioggia di polvere di diamanti li avvolse tutti.

Quando la donna aprì le braccia, come un esperto direttore d’orchestra, anche gli animali allargarono le ali e il flauto vibrò.

Iniziò così una canzone, un inno armonioso, soave, con note acute e gravi che si inseguivano come per gioco, senza raggiungersi. C’era un perfetto equilibrio tra i suoni.

Con il beneplacito di un raggio di sole, accorso al richiamo di quella melodia, apparve uno spartito incantato.

Il bosco era immobile. Anche l’acqua era muta. Le rotative riposavano. La natura ascoltava quelle storie, che Sara aveva letto sulla superficie del fiume e che Giustino aveva incamerato, respirato, appreso.

Un dialogo silente e rispettoso delle altrui vite ed esperienze. Un girotondo di gioia e dolore, al ritmo di una lieve brezza che tutto avvolgeva.

Una bolla di sapone dai molti colori proteggeva quel concerto inaspettato e intimo. A poco a poco, con soffice leggerezza, la bolla sfiorò l’acqua e la musica cessò.

Silenzio.

Dopo alcuni istanti, come rinvenuta da uno stato di estasi, Sara applaudì.

Con lei le foglie, i sassi, le domate acque del fiume, le api, le formiche, tutta la natura e le sue creature manifestarono il loro apprezzamento, la loro gratitudine per quella musica fatata.

Il coro della Verità, con un aggraziato inchino, accolse quella dimostrazione di gratitudine e se ne riempì il cuore.

-Non capisco come qualcosa di così bello e prezioso possa voler esser messo a tacere.

-Noi abbiamo cantato quello che tu ci hai raccontato, quello che tu ci hai permesso di leggere dentro te. Quello che c’è nella tua anima è unico, speciale, accogliente. Le storie che hai raccolto, con infinita pazienza e costante ascolto, hanno permesso che potessimo viaggiare con te.

Le ali che ci hai donato sono quelle dell’amore. Ci sono altresì persone che custodiscono mondi oscuri, irrisolti, costruiti sull’invidia e il disprezzo.

Quando li ascoltiamo e riportiamo nel nostro canto, trasmettono l’orrore, l’amarezza e la cattiveria da cui scaturiscono. Per questo, chi ascolta, non vuole più farlo. La nostra voce diventa insostenibile.

Invece di riparare il danno dentro sé, decide che noi siamo il male e, di conseguenza, vuole punirci, zittirci e allontanarci. Non comprende che se lavorasse su quello che porta nel cuore, se scendesse nella propria miniera come un bravo minatore, e scavasse fino in fondo, forse potrebbe trovare l’oro, e tornare a brillare portandolo in superficie.

Purtroppo, non tutti hanno il coraggio di farlo. Per questo noi scappiamo e cantiamo per chi vuole davvero ascoltarci e, così, conoscersi.

-Non so come ringraziarvi.

-Siamo noi a farlo con te. Hai liberato la nostra voce attraverso il tuo sentire. Ora però si è fatto tardi, dobbiamo riprendere il cammino. La strada, seppur ignota, è ancora lunga. Chi ci vuole morti, non smetterà mai di darci la caccia. Questo incontro però, ci ha infuso nuove e rinnovate energie. Ci saranno utili quando il sentiero si farà più aspro e impervio.

Grazie Sara. Addio.

Così dicendo si incamminarono lungo il fiume. Sara li seguì con lo sguardò. Li vide, quasi al limite del suo orizzonte, entrare nelle acque del fiume e immergervisi.

Poco dopo, sparirono.

Le acque risuonarono di un canto dolce amaro, come il fischio di un merlo avvolto nella spirale musicale di un flauto. O almeno così le parve.

Un nastro rosso corse giù con la corrente. Le sfiorò una caviglia e lei, incredula, lo raccolse.

Il sole stava per andare a coricarsi e Sara, ricca di quell’esperienza, si incamminò verso casa.

La memoria dell'acqua
La memoria dell’acqua

La sera, mentre cenava con la sua famiglia, al telegiornale riportarono la notizia che la donna di cui si erano perse le tracce pochi giorni prima, moglie di un imprenditore agricolo della zona, noto per alcuni loschi traffici, era stata ritrovata morta sulla sponda nord del fiume.

Vicino al cadavere erano state rinvenute alcune piume, una valigia vuota, un flauto e una gabbia spezzata.

Probabilmente oggetti portati e depositati lì dall’ultima piena.

Il marito, sottoposto a serrato interrogatorio, aveva confessato di averla uccisa perché non sopportava più la sua voce.

La memoria dell’acqua.

Roberta Leonardi. 07 Giugno 2021. 

Questo articolo ha 14 commenti.

  1. Genny

    Un canto straziante e liberatorio di anime invisibili che sanno comunicare solo con chi ci crede che esistono davvero ❤

    1. Roberta Leonardi

      Mi piace questa interpretazione.
      Grazie, Genny.

  2. Anonimo

    Solo magia nell’acqua. Passo ore ad ascoltarla. E mi da forza. Sara❤️

    1. Roberta Leonardi

      Grazie Sara per questo tuo pensiero.

  3. Monica

    Non è facile guardarsi dentro e accettare le nostre debolezze, i nostri limiti e anche quella parte un po’ cattiva che c’è in tutti noi, nessuno escluso. Bellissima Roberta 🤍 grazie per questo racconto

    1. Roberta Leonardi

      Grazie Monica per aver colto questa sfumatura 🙏

  4. Claudia Marson

    Bellissimo …. Grazie Roberta per averlo condiviso … l’acqua la sua forma pura silenziosa o assordante elemento unico ❤️❤️❤️❤️

    1. Roberta Leonardi

      Vero…elemento unico💙

  5. Ross

    Toccante… Soprattutto pensando alla storia di Saman.

    1. Roberta Leonardi

      E tante altre come lei…purtroppo.

  6. Rossana Pasotti

    Finalmente sono riuscita a leggerlo fino in fondo… molto profondo Roberta bravissima❤

    1. Roberta Leonardi

      Grazie Rossana 🙏🙏🙏

  7. Robyrabs

    Roby splendida condivisione ❤️ Il tuo blog è un mondo 🌍 bellissimo e sono felice di poterne cogliere ogni sfumatura, ti assicuro che la potenza delle tue parole mi arriva sempre dritta al cuore 💘

    1. Roberta Leonardi

      Sono felice e ti ringrazio tantissimo 🙏🙏🙏🙏

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