La memoria dell’acqua

acqua

La memoria dell’acqua.

In questi giorni di grande riflessione, mi ritrovo a leggere molto. Mi tuffo in parole scritte da autori illuminati, e ne scaturiscono altre, nelle mia mente, come acqua da una sorgente.

Il mini racconto che vi propongo oggi, è ispirato dalla lettura di ” Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani. Spero che l’immagine che ho scelto per raccontarvelo, scattata sulla strada per Arco, nel 2018, vi conduca nel luogo dove ho immaginato si muovesse la mia protagonista.

Lasciatevi trasportare da ” La memoria dell’acqua”.

Ogni giorno sedeva sulla riva di un ruscello vicino casa. Camminava mezz’ora nel bosco, accudita da fronde gentili, amiche. Poi, dopo una breve discesa, appollaiata su di una enorme pietra, si raccoglieva le ginocchia, col mento poggiato su di esse, mentre osservava scorrere l’acqua. Nessuno intendeva fino in fondo quella sua abitudine, dai più considerata ossessione, ma lei sapeva, e non voleva, o poteva, rinunciarci.

L’acqua le parlava. Sulle sue onde fresche scorrevano parole. Narravano mondi, luoghi, persone e vite. Come un rullo che, ruotando, stampava e distribuiva giornali, così, lei leggeva l’acqua. Entrava nella memoria che trasportava.

A volte, con moderazione, ne beveva, per far sì che quella storia liquida, le entrasse nel sangue, negli organi. Desiderava che il suo corpo imparasse da essa. L’acqua come un infinito libro. Cura per la sete. Rimedio all’arsura più atroce, quella dell’anima.

Membra e spirito fluivano, stuzzicandosi, come note su di un pentagramma vivace, garbato, maestoso nella sua semplice esecuzione.

Ricca di quei racconti portati dalla natura e dal tempo, tornava sui suoi passi e, come un usignolo ispirato, cantava parole di voci, ai più sconosciute, ma che lei aveva imparato ad ascoltare.

Roberta, Aprile 2020

Per i più fedeli e soprattutto per coloro che non mi seguono su Instagram, vi riporto anche un pensiero pubblicato stamattina con rispettiva foto.

Mentre leggeva storie di un paese lontano e di un altro colore, un violino suonava corde tristi accompagnato da un pianoforte che piangeva gocce di note. Zaffate di luce dalla finestra. Ondate di odori dalla strada. Il mondo passava e la lasciava immobile sulla sua sedia a dondolo. Parole. Lettere. Alfabeti perduti. Vocali ritrovate. Pausa. Tutto era in pausa. Ciononostante sapeva che il tempo non si era arrestato, era solo prigioniero. Finché il violino narrava musiche di ciliegio, la speranza che le grate svanissero, persisteva. Per questo lasciò che la musica non avesse fine e poi, un giorno, sulla nota più acuta e dolce che avesse mai sentito, si addormentò.

Roberta, Aprile 2020

 

 

Questo articolo ha 11 commenti.

  1. Diciamo che il lato positivo di questa quarantena è poter leggere più spesso nuovi capolavori che escono dalla tua penna, o tastiera che sia! ♥️

    1. Non sei obiettiva 🤣🤣
      Ormai mi vuoi troppo bene.😍😘📖

  2. E’ fantastico come riesci a tirare fuori la tua ispirazione leggendo libri e narrando quello che ti viene in mente, facendomi vivere in prima persona quello che sto leggendo, come se io fossi quello che tu stai raccontando. Brava Roby la lettura apre la mente e da spazio alla nostra immaginazione ❤️Complimenti ❤️

    1. Sono davvero contenta se ti sei rivista. Chissà cosa hai letto scorrere sulla “tua” acqua 🧡

    2. Anche io penso che il lato buono di questa situazione sia avere la calma per potersi calare dentro ciò che si legge con lo spirito aperto e poter leggere cose così belle come questa.

      1. 🙏🙏🙏🙏🧡

  3. Grazie. Hai di la capacità di rendere reale ciò che sembra irreale. Se si ascoltassero i messaggi che la Natura vuole trasmetterci avremmo, senza dubbio una vita più piena e una maggiore capacità di ascoltarli. Zia Simonetta😍😍😍

    1. Ma grazie ziaaa! Che bello trovarti qui. Grazie di cuore per questo commento. Un abbraccio a voi ed anche a Sole 🧡

  4. Grazie a te per suscitare sentimenti tali

  5. ❤️✨💫

    1. 🙏🙏🙏

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