Lettere da Viola 14: Silvia

Lettere da Viola 14: Silvia

Oggi Viola ci racconta la storia di Silvia, figlia del suo amico.

Vi lascio al racconto.

Buona lettura,

anzi,

buona lettera da Viola.

Lettere da Viola 14: Silvia
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Lettere da Viola 14: Silvia

Lettere da Viola 14: Silvia

Caro amico,

non ti scrivo da un po’ perché le ultime settimane sono state un vortice di emozioni e non ho avuto tempo di sedermi e dedicarti l’attenzione delle parole.

Cosa è successo?

Come ti avevo preannunciato, l’uragano Sharon è atterrato nella mia casa e ha rivoluzionato le ore della mia calma quotidianità.

Ma partiamo dall’inizio.

La mattina del 25 giugno, molto presto, è arrivata tua figlia. È ancora molto fragile ma il lavoro e, a suo dire, queste lettere, la stanno aiutando ad entrare dentro all’accettazione della tua assenza.

Ci vuole tempo, lo sappiamo, ce lo siamo sempre ripetuto, dobbiamo avere fiducia nella cura della vita che va avanti. Spesso però può sembrare una tortura e ritengo sia anche lecito abbandonarsi a qualche attimo di sconforto, in cui lasciar fluire la tristezza.

La tristezza non ci è nemica, bensì complice. Il suo presentarsi, magari accompagnata da una pungente malinconia, è la dimostrazione che in noi c’è stato e c’è ancora amore.

Cacciarla sarebbe come rifiutare un pezzo della nostra esistenza, sarebbe come allontanare chi ci ha regalato momenti di gioia e di allegria.

La tristezza altro non è che l’altra faccia della gioia.

È il lato oscuro della felicità.

Entrambe si appartengono e compenetrano, non esiste l’una senza l’altra, come non può esserci il giorno senza la notte.

Quindi, prima di fare colazione, ci siamo abbandonate a un pianto che racchiudeva il ricordo dell’addio e la gratitudine gioiosa del rinnovato incontro.

Lettere da Viola 14: Silvia
Lettere da Viola 14: Silvia

Lettere da Viola 14: Silvia

Silvia è molto bella.

I capelli mossi, castani, le sfiorano le spalle e una frangetta furba le incornicia il viso, sottolineando con delicatezza la fronte. Ha gli occhi color nocciola, le lentiggini che le ballano sul naso quando ride e delle meravigliose labbra carnose che non trucca quasi mai.

Si vede che lavora la terra e va a cavallo: ha le braccia forti e un corpo tonico, anche se, come le ho già detto, deve mangiare di più.

Oltretutto è leggera ma non vuota.

Tua figlia è una brezza che chiede permesso per attraversare la stanza, ma quando entra, lascia una indescrivibile sensazione di benessere.

Mentre facevamo colazione, mi ha raccontato ciò che già sapevo perché tu me lo avevi confidato, ma sentirlo dalla sua viva voce è stato sconvolgente.

È stata sfortunata.

A trentadue anni ha già perso entrambi i genitori e ha vissuto l’esperienza di un divorzio traumatico.

Quando aveva ventitré anni, ha voluto credere a un uomo di trent’anni più grande di lei, che l’ha riempita di promesse, l’ha incantata con la sua capacità dialettica e ha cercato in ogni modo di allontanarla da voi, per esibirla come bambolina alle sue cene di gala e agli eventi mondani a cui partecipava.

Quello è un vero signore!

Mi dicevi che lo mormoravano in paese, ma tu e tua moglie vedevate oltre le apparenze.

Non eravate riusciti a opporvi a quell’unione. Avete preferito assecondarla per non perdere la vostra bambina.

Quel tizio però non era un signore, era un narcisista manipolatore che l’ha tradita fin dal primo giorno con altre donne e che ha cercato di manipolarla, facendole credere che le sensazioni negative che lei provava, fossero dovute alla sua insicurezza e non a dei torti che le venivano fatti.

Lettere da Viola 14: Silvia
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Lettere da Viola 14: Silvia

Lui si nutriva della sua gioventù, della sua freschezza e ha provato a farla appassire in un giardino di cui esigeva l’uso esclusivo.

Aveva messo delle telecamere in casa per controllarla.

Le diceva cosa mangiare, come farlo, quando farlo e, una volta sposati, non le permetteva di venire a trovarvi. Una sola chiamata alla settimana, rigorosamente in sua presenza.

Era in trappola.

Tu lo percepivi, però non potevi far nulla senza la conferma che le tue non erano sensazioni ma verità!

Lei negava e affermava che andava tutto bene.

Per fortuna, dopo due anni di tortura psicologica, Silvia ha ascoltato la voce che le diceva che ciò che stava vivendo era sbagliato, ed è riuscita a scappare.

Lettere da Viola 14: Silvia
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Lettere da Viola 14: Silvia

Una notte in cui lui aveva bevuto decisamente troppo e aveva preso un analgesico per il mal di testa, Silvia riuscì a sottrarre le chiavi di casa e a uscire in strada.

Non aveva nulla con sé, solo ciò che aveva addosso: un paio di jeans, scarpe da ginnastica, una maglietta con sopra Snoopy in compagnia di Woodstock, e un cappotto troppo leggero per il freddo che c’era fuori e per la paura che aveva dentro.

Riuscì ad arrivare fino a un albergo dove chiese cortesemente di fare una chiamata a carico del destinatario.

Il receptionist comprese che era spaventata e che stava fuggendo da qualcosa più grande di lei; quindi, le diede il suo cellulare e le disse che poteva chiamare tranquillamente chi voleva senza obbligo di ripagarlo.

Quando il marito di Silvia, venti minuti dopo, irruppe nella hall chiedendo se l’uomo avesse visto una donna che rispondeva alla descrizione di tua figlia, il receptionist negò, dicendo che nessuno era entrato o tantomeno passato di lì.

Sotto tuo consiglio e con la complicità del portiere di notte, lei era nascosta al buio nell’ufficio del direttore. Stava aspettando il taxi che tu avevi chiamato e che le avevi detto di prendere per farsi portare subito a casa.

Ovviamente il taxi arrivò mentre il marito era lì.

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L’autista entrò e disse di aver risposto a una chiamata che gli diceva di andare lì.

Il receptionist disse che lui non aveva chiamato. Consigliò di guardare bene fuori se per caso il cliente non si fosse allontanato.

Il marito pensò che potesse essere Silvia e uscì dietro al tassista. Quest’ultimo, non vedendo nessuno, se ne andò imprecando per la mancata corsa e il “preoccupato maritino” rientrò dicendo al receptionist che, se avesse visto una donna spaesata che chiedeva aiuto, era sua moglie.

Gli disse che soffriva di depressione e che era importante che lo chiamasse subito al numero di cellulare che gli mise davanti, insieme a una banconota da cento euro.

Sarà mia premura chiamarla immediatamente, se la signora si presentasse in albergo. Non ne dubiti.

L’altro gli credette. D’altronde con una mancia così ricca, quel poveraccio non aveva motivo di venir meno alla parola data. Con i soldi si ottiene tutto.

Invece quella sera, i soldi non comprarono l’anima del buon samaritano.

Lettere da Viola 14: Silvia
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Come spiegò a Silvia, quando lui stesso si mise in viaggio per riportarla a casa a fine turno, era stato vittima di violenze da parte del patrigno che cessarono solo quando trovò la forza di andarsene di casa a diciotto anni.

La madre non era riuscita a seguire il suo esempio, aveva scelto di restare e due mesi dopo venne trovata morta accanto al fiume che attraversava la vallata.

Del patrigno nessuna traccia.

Sparito.

Certe cose non si dimenticano e la sua paura l’ho riconosciuta senza bisogno che me ne parlasse. Non mi serve che me lo dica…io so.

Te la riconsegnò sana e salva.

Lo invitaste a rimanere per riposare e mangiare insieme. Il viaggio era durato due ore.

Lui accettò solo la parte riguardante il riposo e, dopo aver dormito qualche ora, tornò indietro verso la sua vita e il suo lavoro, ma con la profonda soddisfazione di essere riuscito a salvare, almeno quella donna.

Si chiamava Bruno.

Lui e Silvia ancora si sentono. Era anche presente al tuo funerale.

Lettere da Viola 14: Silvia
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Lettere da Viola 14: Silvia

L’altro mascalzone fa la sua vita.

Silvia l’ha denunciato, ma non è servito a molto.

I suoi soldi e la sua posizione lo tengono al riparo dalle “folli affermazioni di una povera pazza malata”.

Per fortuna le ha concesso il divorzio senza fare troppe storie.  Ha diretto il suo interesse altrove e non l’ha più importunata.

Ho guardato a lungo Silvia mentre sorseggiava un tè e giocava con le briciole della fetta della crostata alle ciliegie che aveva appena mangiato.

Dell’arrivo di Sharon ti racconterò in un altro momento, perché ho gli occhi stanchi e il dottore mi ha detto che devo ascoltarli quando mi pregano di farli riposare.

Sereni pensieri nel tuo cielo.

Tua

Viola.

.

Come al solito vi lascio alcune canzoni da ascoltare e il primo capitolo del mio romanzo:

Il giardino del silenzio

Dove spero si capisca quanto i silenzi invece di proteggere possono distruggere.

https://www.incastrionline.it/anteprima-il-giardino-del-silenzio/

I miei romanzi
I miei romanzi

Michele Bravi : il diario degli errori

https://www.youtube.com/watch?v=YutJUzSVLbo

Niccolò Fabi: Offeso

https://www.youtube.com/watch?v=HGzGnCz2EgU

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Emanuela Agosta Tota

    Buongiorno Roby ❤️ una bellissima lettera. Donne belle, intelligenti e sensibili che purtroppo cadono nella trappola del narcisista. E spesso perdono la vita. Silvia ha avuto la forza ed è stata aiutata. Salvandosi. Esprimi sempre al meglio gli stati d’animo dei tuoi personaggi 📖🖋️ 🌸 ciao😘

    1. Roberta Leonardi

      Grazie Emanuela. Sono felice se il loro sentire vi raggiunge. Un abbraccio forte a te 🙏📖🖋️

  2. Genny

    Certi sorrisi a volte nascondono brutture e sgomento, Silvia è stata forte e soprattutto coraggiosa a scappare dal suo orco. E tu cara Roberta sempre così delicata a raccontare storie di donne che riescono non sempre a salvarsi 🌹

    1. Roberta Leonardi

      Genny, grazie. Provo a raccontare con delicatezza verità brutali e tanto tanto scomode.
      Buona serata 😘

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