Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.
Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Lunedì bussa alla porta e con lui anche una nuova lettera da parte di Viola, l’ottava.

Oggi scopriremo qualcosa di importante sul passato della nostra scrittrice.

Viola ricorderà una storia d’amore che l’ha segnata profondamente e ci svelerà anche una sua passione.

e voi?

  • siete mai stati dentro a una relazione che non vi faceva bene?
  • avete avuto il coraggio di uscirne?
  • se sì, come?
  • se no, perché?
  • qual è quella passione che vi aiuta a distrarvi, a star meglio?

Vi leggo nei commenti.

Adesso però lascio la parola a lei, la vostra amica, la scrittrice che state amando in tanti.

buona lettura, anzi:

buona lettera da Viola.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.
Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

La stanza della scrittrice.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Caro amico,

ho trascorso la notte in bianco, pensando e ripensando ai momenti che ci hanno visto insieme.

La mia mente vagabonda mi ha riportato al periodo in cui ero in crisi con il mio compagno.

Ti ricordi?

Avevo trent’anni e vivevo in Spagna, a Madrid, avevo scelto di trasferirmi lì perché mi ero innamorata di un uomo conosciuto in vacanza a Mallorca: David.

In quel periodo ero in balia dei sentimenti e della voglia di sentirmi amata e di amare. Tu mi consigliasti di andarci piano, ma io, folle e istintiva, mi buttai in una relazione con una persona che conoscevo appena.

Si sa, all’inizio la passione acceca la realtà e tutto sembra perfetto.

Anche se, a pensarci seriamente, c’era una voce in fondo al mio cuore che mi diceva che forse non era l’uomo giusto per me.

Per fortuna lavoravo, avevo trovato un posto in una casa editrice come traduttrice di testi dall’italiano e dall’inglese. Mi piaceva un sacco quel lavoro. Mi alzavo all’alba e tornavo nel tardo pomeriggio ma ero davvero felice. Le lunghe ore a fare ricerche e a cercare il miglior adattamento di un dialogo o di un modo di dire, mi riempivano di carica positiva.

Due volte a settimana, la sera, andavo anche a ballare flamenco.

https://www.grangalaflamenco.com/it/blog/dizionario-del-flamenco-vocabolario-di-base-che-devi-conoscere/

Tu non ci sei mai andato matto, ma io ho sempre considerato il flamenco un’arte ipnotica. Se pensi che una bailora danza e, al tempo stesso, suona, utilizzando il proprio corpo come fosse uno strumento a percussione…non ti sembra una cosa straordinaria?

Vogliamo parlare del Zapateado?

Una serie di colpi precisi, punta-tacón, con cui si colpisce il pavimento e si crea un ritmo che genera una tensione drammatica in chi osserva e ascolta. Ma non ci si può fermare ai piedi perché, nel frattempo, le mani e il corpo stanno già facendo altro.

Clara y sorda, i suoni prodotti dalle mani che battono.

https://www.youtube.com/watch?v=s7mtkSvbwi4

E le dita? Sembra dipingano farfalle in aria.

Inoltre, c’è la chitarra, che ho sempre amato e per brevissimo tempo anche suonato, e il cajón, uno strumento dalla voce profonda, che ti entra nella pancia e ti fa battere il cuore in punti del corpo che non ricordavi di avere.

Mi fermo, altrimenti il “duende”, quello stato di grazia ispirata di cui solo chi ama il flamenco può comprendere l’essenza e la natura, potrebbe impossessarsi di me e inizierei a cercare un tablao dove poter ballare senza sosta fino a sera.

https://www.youtube.com/watch?v=XKW9Q_kkivk

Comunque, a te non piaceva, e neanche a David.

Andavo sola a vedere gli spettacoli, non gli è mai interessato accompagnarmi, diceva che erano cose da turisti.

Lo accettavo, non si possono avere gli stessi gusti su tutto.

Ciò che però di lui non mi piaceva, era la sua dedizione per la bottiglia.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.
Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

All’inizio non mi disturbava, non vedevo quanto ne fosse dipendente, mi sembrava naturale che si ubriacasse quando uscivamo a far festa, eravamo giovani e anche io bevevo cocktails e buttavo giù tequila.

Col passar del tempo però, mi accorsi che beveva tanto, tutti i giorni, e spesso anche di nascosto. Se c’era un problema o un dispiacere, come ad esempio quando morì suo padre, invece di parlare con me, si gettava a capofitto sul vino o il super alcolico che aveva a disposizione.

In casa non mancavano mai, anzi abbondavano.

Lavorava in un ristorante come cameriere e la sera tardi, quando finiva il turno, spariva per ore.

Diceva che andava a camminare, ché la notte gli era più congeniale, ma in realtà andava a bere e a giocare a poker in qualche bisca di zona.

La sua dipendenza mi faceva soffrire, sentivo che non avevamo gli stessi interessi, che la strada che percorrevamo era piena di buche, che io ero da un lato della carreggiata e lui dall’altro.

Però non riuscivo a lasciarlo.

Credevo che senza di me sarebbe sprofondato in un immenso baratro.

Ti raccontai di quelle volte in cui lo aspettavo in finestra, fino all’alba, in lacrime, preoccupata che gli fosse successo qualcosa.  Lui rientrava barcollante e si gettava sul divano, dove dormiva fino a che la sveglia glielo permetteva.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.
Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Ci vedevamo sempre di meno. I nostri orari ci separavano. Dopo tre anni, non ci cercavamo neanche più fisicamente. Eravamo due amici, senza però alcun tipo di complicità.

Tu mi dicesti di lasciarlo, di andarmene, di tirarmi fuori da una situazione tossica.

Sapevo che avevi ragione ma non riuscivo ad uscirne.

Se inizierai a volerti bene, arriverà un momento in cui capirai che devi pensare a te e non a lui.

Quando parlai a David del mio malessere, della nostra distanza, fece finta di non capire, disse che, secondo lui, l’amore assumeva nuove forme col trascorrere degli anni e che in fondo stavamo bene così.

Avevo trentatré anni e non mi ero mai sentita così spenta in vita mia.

https://www.youtube.com/watch?v=OQeW37qunug

L’occasione di lasciarlo mi venne data quando mi offrirono un trasferimento a Londra, per almeno due anni. Non esitai un attimo, accettai d’immediato.

Glielo comunicai una settimana prima della partenza, anche perché dovevo impacchettare parecchie cose.

All’inizio non si sorprese più di tanto.

Poi, quando si accorse che stavo togliendo tutta la mia roba (ciò che non venne a Londra, lo spedii a te, che ti eri offerto, su gentile concessione di tua moglie, di conservarlo in una stanza che avevate libera in casa) mi chiese cosa stesse realmente accadendo.

Dissi che era finita, che me ne andavo, che sceglievo me stessa al posto suo.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.
Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.

Lui non si scompose, andò in cucina e aprì una bottiglia di Porto.

Mi invitò ad andarmene subito e a tornare a prendere le ultime cose durante i suoi orari di lavoro.

Trascorsi le ultime notti in un alberghetto lì vicino. Mi sentì triste, ma al tempo stesso sollevata.

Il giorno della partenza lasciai il mio mazzo chiavi di casa sul tavolo del soggiorno, mi chiusi la porta alle spalle e non lo vidi mai più.

Allora non sono stata coraggiosa, ho solo colto al volo la migliore occasione che ho avuto per cambiare strada. Non me ne pento, ma avrei voluto essere più consapevole del perché stessi facendo quella scelta.

Tu mi invitasti ad essere comunque orgogliosa del passo che avevo compiuto: un primo passo importante verso me stessa.

Oggi ho scritto troppo, mi sono distratta e tua figlia mi ha appena telefonato.

Dice di sbrigarmi perché respiri molto male.

Arrivo.

Sereni pensieri nella tua notte,

Tua,

Viola.

Dentro ognuno di noi ci sono infinite crisalidi.
La vita, con le esperienze che ci mette davanti, ci porta a morire e rinascere infinite volte… tante quante le crisalidi che abbiamo in noi.
Accettare che una fase è giunta al termine, è il primo passo. Trovare la giusta foglia per creare il nostro bozzolo, è il secondo. Attendere che il tempo sia maturo per lasciare indietro il vecchio scheletro e dar spazio a nuove ali, è il terzo. Se ora vi sentite morire, sappiate che è solo l’inizio di un processo di metamorfosi: quello per cui tornerete a essere farfalle.

Frase tratta da Didascali-amo: lo scrigno dei frammenti. Disponibile a questo link:

https://www.amazon.it/dp/B0BCCZ9R1L/

Lettere da Viola 8: una relazione tossica.
foto di copertina di Didascali-amo: lo scrigno dei frammenti

qui invece vi racconto di cosa parla e come nasce la prima raccolta di didascalie:

https://www.incastrionline.it/didascali-amo-lo-scrigno-dei-frammenti/

Roberta Leonardi, 29 aprile 2024

Ps: se cliccate sui link troverete uno spettacolo flamenco tutto per voi e una canzone del chitarrista Vicente Amigo intitolata Requiem, in cui viene accompagnato dalle voci più note del flamenco spagnolo nel cantare la scomparsa di “uno di loro”. Ascoltarla mi emoziona moltissimo. Ole, Ole, Ole!

https://www.youtube.com/watch?v=1cVKdLr_3vo

https://www.youtube.com/watch?v=OK1q-cEnwms

 

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Emanuela Agosta Tota

    Brava Viola che ha avuto il coraggio di andarsene e la fortuna di avere un’occasione per farlo.

    1. Roberta Leonardi

      Viola è stata fortunata. Spesso però l’occasione dobbiamo crearla noi.
      Ci vuole tempo e consapevolezza e…tanti altri incastri giusti, lo so.
      Le relazioni tossiche annebbiano la capacità di reagire e ci fanno credere che rimanere lì, sia l’unica opzione che abbiamo.
      Ti abbraccio Emanuela…in un volo di mille farfalle.

  2. Claudia Marson

    Sempre un piacere leggerti, qualsiasi sia l’argomento
    La tua penna magica spazia in tutti i “ campi “
    Mi piace molto questo appuntamento settimanale con Viola .

    1. Roberta Leonardi

      Ne sono immensamente felice. Grazie Claudia 🙏📖🌼

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