Marina.

Marina.

Marina
Marina

Cari lettori,

chi mi legge e conosce, sa che da circa un anno ho intrapreso un percorso di analisi per combattere spettri, ritrovare la luce ed essere più consapevole dei passi da muovere in questo percorso imprevedibile che chiamiamo vita.

Ebbene, vorrei condividere una breve storia che ho scritto molti mesi fa, prima di Natale credo, mentre ero “al buio” e che mi è servita per esorcizzare ombre spaventose che mi apparivano troppo più grandi di me.

Ho pensato che scrivere e dar voce a quelle immagini che affollavano la mia mente, potesse dar loro concretezza e confini da poter gestire e affrontare. Non è un racconto allegro, ma è una storia sincera nella sua disperata richiesta di aiuto.

Perché ne parlo?

Perché non me ne vergogno. Non ho paura o timore di dire quello che ho provato. Non mi sento sconfitta per essere caduta e credo che, alcuni di voi, nel leggerla, vedranno sfumature invisibili agli occhi di chi, quelle ombre non le ha mai viste.

Ma quanti sono poi a non averle mai incontrate?

Quanti non ne hanno mai sentito parlare?

Quanti non le hanno mai viste riflesse negli occhi di qualcuno che amano o hanno amato o, addirittura, nei propri…

Marina
Marina

Ho imparato che ci sono veli che offuscano e confondono. Sono miope e astigmatica, la vista confusa mi appartiene, ma quando a esser squilibrati e appannati sono tutti i sensi, allora la questione si complica.

Ora vi lascio con Marina.

Marina è una di noi.

Marina non ha sesso o religione.

Marina è un essere umano a un bivio.

Marina è spaventata.

Marina si sente sola, non si riconosce.

Marina è umana.

Marina sceglie e ora, ve la racconto.

Ci vediamo alla fine per delle considerazioni finali. Siate gentili con lei.

Marina.

Era notte fonda. Le due, forse le due e mezza, un orario pervaso dal silenzio.

Seduta alla scrivania guardava la finestra aperta davanti a sé. L’aria era fresca ma non fredda e un alito di vento smosse alcuni fogli bianchi facendoli scivolare a terra. Li seguì con lo sguardo in quella discesa, senza muoversi.

Marina si chiese se il suo corpo, volando giù dal quinto piano, avrebbe avuto la stessa leggerezza. Si diede immediatamente della sciocca, era un pensiero davvero stupido.

No, non quello di farsi cadere di sotto, bensì la grazia che avrebbe dovuto avere la caduta di quel suo corpo appesantito che non riconosceva più.

La malattia, il cortisone e poi la depressione l’avevano sottoposta a dure prove, tutte ampiamente superate, dicevano, ma con lo strascico di un importante aumento di peso.

Si sentiva goffa, decentrata.

Scrivere, di solito, l’aiutava.

Non quella sera. Non quella notte. Non in quelle ore.

Sembrava non essere capace di elaborare nulla se non un soffocante senso di vuoto.

Come lo descrivi il vuoto?

L’assenza, l’impressione di essere appesa, anzi sospesa nel nulla e fluttuare sopra a un mare nero, scurissimo di cui non sai niente.

Tu sei quel vuoto, quel “non essere”. L’immagine rimandata indietro dallo specchio è un’estranea. Dovresti riconoscerla, e invece, ti guardi riflessa negli occhi di qualcuno che non sai chi sia.

La tracotanza indispettita del tuo io privo di risposte ti imbestialisce. Il controllo. Come si può riacquisire la padronanza di se stessi?

Ma tu chi sei?

Nessuno.

Chi c’è?

Nessuno.

Lo ripeté varie volte, sotto voce, fissando un punto oltre i vetri spalancati, in un luogo sconosciuto del cielo.

Se fosse riuscita a muoversi, si sarebbe buttata giù. Lo sapeva.

Però era, per fortuna, pietrificata.

Comprendeva che era la sua mente, quell’istintivo senso di amore verso la vita a tenerla bloccata sulla sedia, ma non capiva se sentirsi disperata o grata.

Provò a non sentire niente, a non farsi domande, almeno per una volta voleva fondersi col silenzio, allontanarsi dai suoi pensieri.

Inalò forte.

Qualcun altro doveva esser sveglio perché le giunse prepotente l’odore di fumo. Qualcuno stava fumando e la spirale era salita fin lì invadendo la stanza.

Che fastidio. Pungeva dentro la testa. Lei che era stata un’accanita fumatrice, ora ne detestava anche solo il lontano sentore.

Percepì una prorompente rabbia farsi strada nel suo corpo. Legava insieme naso, stomaco, mente e, senza rendersene conto, si ritrovò di colpo in piedi.

Corse alla finestra e la chiuse.

Si voltò, poggiò le spalle sui vetri e respirò a ritmo di un mantra che si ripeteva quando la collera o l’ansia apparivano.

Petalo che cade

È Terra nutrita che

Nutre

Acqua che in vapore

Sale

È vita che cade a dissetare.

Marina
Marina

Una volta, due volte…Come aveva fatto a dimenticarsene? Tre volte, quattro.

Bisbigliava.

La stanza muta, ascoltava.

Gocce di pioggia iniziarono a picchiettare sui vetri. Fuori e dentro di lei.

Le aveva chiamate.

Petalo che cade

È Terra nutrita che

Nutre

Acqua che in vapore

Sale

È vita che cade a dissetare.

Loro, le gocce, avevano risposto. Fedeli compagne di solitudine nota e devastante.

Si adagiò a terra e lì attese.

Le sue minuscole amiche cadevano dal cielo cantando con lei.

Il sonno l’accolse.

Silenzio.

La mente era finalmente assopita.

La mattina dopo riaprì prima le palpebre, poi le ante della finestra e il mattino le rise in faccia, villano come suo solito.

Quell’arroganza da paladino che vince la notte normalmente l’avrebbe irritata, ma non quel giorno.

Questa volta non poteva che dargli ragione.

-Hai vinto tu. Te lo concedo stavolta. È bello rivederti.

Annusò le gocce rarefatte rimaste a vestire l’aria di un velo trasparente, per poi andare al telefono.

Chiamò il suo analista e fissò un nuovo appuntamento: il viaggio non era ancora terminato.

Ecco amici lettori, avete incontrato Marina: la riconoscete?

Mi sento in vena di confidenze, perdonatemi, è il mio animo sensibile che quando pensa di rompersi, in realtà si apre.

All’inizio dell’estate speravo che questa stagione sarebbe stata speciale, che avrebbe segnato la mia rinascita, ero fiduciosa…stanca ma vogliosa di vivere un po’ di sana leggerezza.

Marina
Marina

Per un breve e fortunato momento, così è stato ma poi, la vita, sempre a spasso con la sfortuna, ci ha messo lo zampino e lo spirito è cambiato. Alcuni eventi hanno ribaltato prospettive e progetti.

Questa è stata un’estate di distanze e attese.

Sono stati mesi di strade franate e fango ingoiato.

Ma voglio esser sincera, a costo di dar fastidio, è stata anche e soprattutto un’estate di infinito Amore.

La Roberta adulta si è avvicinata alla Roberta bambina che era seduta a terra con gli occhi stretti per non vedere, le mani sulle orecchie per non ascoltare, il cuore buttato di lato per non sentire. Si è chinata su quella bimba e l’ha invitata ad alzarsi a combattere quei fantasmi che sono parte della sua ombra, ma che ogni giorno le indicano la strada verso la luce.

È così calda la luce!

Son così dolci gli abbracci!

Anche se non dati fisicamente, squarciano le tenebre d’affetto.

Ieri ho visto un uomo, un figlio come tanti, lavare la schiena a sua madre.

C’erano, in quella doccia, migliaia di figli, migliaia di madri e padri e un AMORE così grande da far male.

Ma l’Amore, quello vero, non può ferire, può solo donare e aiutare a ricordarsi come camminare.

Marina cammina.

Roberta cammina.

Quella madre e quel figlio camminano.

E voi?

Non abbiate timore, non siete soli nel provare a continuare.

Buon cammino amici, ci si vede al prossimo tramonto o davanti al fiore più timido che ci ricorderà che la vita, anche se un po’ farabutta, vale comunque la pena di essere vissuta. Quindi chiudete quella finestra e ripetete con me:

Petalo che cade

È Terra nutrita che

Nutre

Acqua che in vapore

Sale

È vita che cade a dissetare.

Giovanni, Chiara, Veronica, Loredana, Maria Pia, Nadia, Stefania,Damiana, Sonja, Fernando, Silvia e, sempre e per sempre, Angelo: Grazie.

Roberta Leonardi, Agosto 2021

Questo articolo ha 12 commenti.

  1. Genny

    Grazie Roberta, per averci regalato la storia di Marina, che alla fine chi per una ragione o l’altra ci rappresenta e soprattutto ci da un consiglio prezioso…di non mollare mai anche nelle stanze più buie….a tentoni, ma alla fine troveremo una maniglia per spalancare la nostra vita alla luce 🌹

    1. Roberta Leonardi

      Grazie a te, Genny, per aver condiviso in privato la tua esperienza.
      Un caro abbraccio

  2. Paola_wideviews

    Avrei voluto scrivere pensieri. Poi ho deciso solo di dirti che non sei sola, che quel buio, le rinascite e le ricadute sono parte di molti e che mi sono immedesimata e commossa. Ma l’amore ti salverà, quello del presente ma soprattutto quello di quella bambina sensibile, allegra, curiosa che ti sta già tendendo una mano. Credo fermamente che il percorso di ricerca di sé stessi sia un viaggio irrinunciabile, il più importante e soprendente. Ti abbraccio forte cara Roby, sei una persona straordinaria❤❤

    1. Roberta Leonardi

      Grazie Paola.
      Brindo alla rinascita 🥂💖

  3. Anonimo

    Le difficoltà della vita possono sommergerci. Marina resiste e sceglie di non essere passiva, non si lascia spaventare. Trova la forza di rialzarsi ma anche di persistere nei propri obiettivi, verso un percorso, a volte tortuoso, che la porterà sicuramente verso la direzione desiderata per raggiungere nuovi traguardi. Brindiamo alla vita🥂con speranza e gioia. Un abbraccio Roberta❤️

    1. Roberta Leonardi

      Contraccambio di cuore❤

  4. Anonimo

    Ti voglio bene sorella

    1. Roberta Leonardi

      Anche io.

  5. Claudia Marson

    Marina…. Marina una donna che cerca la luce … e la trova 🤩🤩
    Non sei sola in tante l’abbiamo smarrita ma poi con l’impegno e la voglia di vita si esce dal tunnel buiio.
    Grazie per questo racconto che mi ha fatto venire un nodo alla gola, ma anche un guardarmi indietro e dire vai avanti che il peggio passerà ( credimi cara e dolce Roberta è così 🌹❤️) tvb

    1. Roberta Leonardi

      Grazie, dolce Claudia 🙏💖

  6. Alessandro+(Alemars81)

    Mi ritorna in mente la mia esperienza degli ultimi anni…….. È stata dura ma è servita….. Esternamente abbiamo maschere e corazze….. Ma dentro siamo più fragili di un fiore…… Eppure troviamo sempre la forza per andare avanti….. Mi sono sempre detto….. Avanti sempre! Non si molla mai…. La partita termina quando l’ arbitro fischia la fine….. Non prima……

    1. Roberta Leonardi

      Siamo una squadra!
      Grazie Ale🙏

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