Piccola storia di un paniere a forma di nuvola.

Nuvola

Piccola storia di un paniere a forma di nuvola.

Cari amici,

oggi vi accompagno nel mondo delle mie visioni. Sapete che questi ultimi mesi mi hanno consegnato immagini, riflessioni, parole e suoni che, spesso, si son trasformati in poesie, racconti, o addirittura in un nuovo romanzo.

Sono fermamente convinta che l’arte, anche quella scritta ( perdonatemi se mi inserisco senza invito nel gruppo degli artisti che si dedicano alla diffusione della parola), vada condivisa.

Per questa ragione vi riporto una mini storia, una favola in realtà, nata dal mio costante esercizio di scrutare il cielo e le forme che assumono le nuvole che lo abitano ed attraversano.

Voi lo fate?

Vi chiedo scusa, perché la nuvola in questione, non è, ovviamente quella della foto che non ho fatto in tempo ad immortalare, però è una degna rappresentante della sua collega dai soffici lineamenti d’ovatta.

Infine, senza ulteriori indugi: spogliatevi del vostro essere adulti, lasciate a casa la razionalità, armatevi di sogno, fantasia ed un pizzico di necessaria magia.

Buon viaggio con questa mia illusione narrativa.

Piccola storia di un paniere a forma di nuvola.

Era ferma alla stazione di un vecchio film in bianco e nero. Aveva visto centinaia di treni passare, seduta sempre sulla stessa panchina. Gli ombrelli si erano aperti e chiusi. Il sole era apparso e scomparso. Le nuvole avevano assunto forme che ogni passeggero aveva interpretato a modo suo.

Ma non lei.

Lei vedeva in ognuna di loro un vecchio paniere con pane, biscotti caldi e fiori.

Il suo cappello di paglia le proteggeva la pelle color porcellana e gli occhi striati di castagna.

Fischio.

Partenza.

Non lei. Non ancora.

Le si affiancò un bimbo.

Dove vai tu?

Si voltò con grazia lenta, profumata.

Non lo so

La guardò triste.

Mi dispiace.

Perché?

Perché io vado a trovare il babbo che lavora lontano. E sono felice. 

Silenzio.

Vuoi venire anche tu?

No grazie. Preferisco aspettare.

Cosa?

Che il paniere si svuoti, i biscotti finiscano ed i petali mi coprano i piedi.

Disse guardando in alto verso il cielo.

Il bimbo seguì i suoi occhi.

Capisco.

Attesa.

Se non tagli il pane a fette per farlo assaggiare. Se non disponi i biscotti su un vassoio per poterli offrire. Se non annusi e giochi coi fiori facendoli volare, allora la tua attesa sarà infinita. E la tua vita sprecata.

Silenzio.

Buona fortuna.

Il bimbo raggiunse la madre che lo cercava.

Aspetta!

Si alzò di scatto, corse, lo raggiunse, si chinò e lo baciò sulla fronte.

Questo è per te. Grazie. Ora devo andare.

Gli diede un biscotto caldo, dorato, dall’aroma di mandorle e limone.

Il bambino felice la vide attraversare i binari ed in uno sbuffo del treno, scomparire.

Morale.

Paziente è l’attesa di chi sa amare.

Attento è il cuore di chi ama.

Nel dono la gioia riappare soltanto se al Cielo con anima pura, sappiamo guardare.

Donna con cappello di paglia

Roberta Leonardi Giugno 2020

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Roby bella 🤗 io nella tua arte ci trovo sempre meravigliose perle di saggezza 🎭 sai trasmettere ogni volta splendide emozioni attraverso le tue visioni che sai riportare in maniera impeccabile nero su bianco con una delicatezza magistrale! Bellissime fotografie e la tua foto con il cappellino è stupenda 🤩🤩🤩

    1. Tu sei sempre presente su questo blog con i tuoi motivanti commenti.
      Te ne sono infinitamente grata!
      Grazie omonima 😉😘

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